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Il benessere delle gambe passa dalle vene

Comprendere la circolazione venosa degli arti inferiori. Il sangue è il veicolo che il nostro organismo utilizza per trasportare ai tessuti nutrimento, ossigeno e calore. Inoltre, funziona come veicolo per ritirare dai tessuti periferici materiali di scarto del metabolismo cellulare e l'anidride carbonica.

Il sangue circola in un sistema di vasi sanguigni che può essere distino in due differenti circuiti: la piccola circolazione e la grande circolazione.

La circolazione venosa

La piccola circolazione, anche detta circolazione polmonare, inizia dal ventricolo destro del cuore dove si raccoglie il sangue che arriva dalla periferia dell’organismo, si capillarizza a livello degli alveoli polmonari e torna al cuore nell’atrio sinistro tramite le vene polmonari, trasportando il sangue appena ossigenato al livello polmonare.

La grande circolazione rappresenta il restante apparato circolatorio che ha il compito di inviare il sangue (appena ossigenato nella piccola circolazione) ai tessuti periferici.

La “mandata” del sangue è garantita dalla pompa cardiaca che in modo molto efficiente è divisa in due parti, il cuore destro ed il cuore sinistro, e con una sola pulsazione garantisce il simultaneo funzionamento dei due circuiti. E se il cuore in autonomia, grazie alle basse resistenze emodinamiche, è in grado di far funzionare la piccola circolazione, nel caso della circolazione sistemica ha bisogno di un aiuto. Infatti, è necessario che il sangue dalla periferia vinca la forza di gravità, specie quando siamo in piedi, per poter ritornare al cuore. Questo aiuto è garantito dal sinergico funzionamento dei muscoli e delle vene degli arti inferiori, più precisamente da 4 pompe distinte: a) pompa plantare; b) pompa del tricipite; c) pompa poplitea; d) pompa del quadricipite. Ovviamente queste pompe non hanno tutte la stessa importanza funzionale, e certamente il contributo più importante al ritorno del sangue è garantito dalla sinergia fra la pompa poplitea e la pompa plantare, che necessita di una buona mobilità del piede e dell’articolazione tibiotarsica.

Nella pianta del piede sono presenti due strutture anatomiche cruciali: la soletta di Lejars, che possiamo immaginare come una spugnetta formata da piccoli vasi capillari; e il Triangolo della Volta, struttura architettonica situata nella parte più profonda del piede che raccoglie le vene plantari interne ed esterne. Appoggiando il piede a terra al termine di un passo abbiamo la distensione dei muscoli plantari con il conseguente inondamento di queste due strutture anatomiche da parte del sangue, mentre con il successivo passo abbiamo la contrazione dei muscoli plantari, che determinano lo svuotamento del piede verso le vene superficiali e profonde della gamba. Seppur responsabile solo dello spostamento del 12% del sangue, la pompa plantare ha un ruolo cruciale per due motivi: è il sistema più periferico della circolazione ma soprattutto ha il compito di modificare il vettore del flusso da orizzontale a verticale.

Una volta reso verticale il vettore del flusso, il sangue viene preso “in carico” per la seconda tappa da due sistemi paralleli: la pompa poplitea e quella del tricipite che hanno il compito di spingerlo fino alla coscia.

La poplitea gestisce la porzione posteriore della gamba ed anche in questo caso la funzionalità della pompa è garantita dalla sinergia di una componente articolare ed una muscolo-tendinea. La prima è data dalla compressione che l’articolazione esercita sulla vena poplitea nel passaggio di flessione/estensione; la seconda è data dalla ritmica compressione delle vene poplitee dovuta ai muscoli del polpaccio.
La pompa del tricipite è da considerare come una pompa aspirante-premente. Emodinamicamente più performante della precedente, perché se durante la fase di distensione muscolare si ha l’aspirazione dalle vene profonde tramite le perforanti, la fase premente, data dalla contrazione muscolare, è resa più efficace dalla presenza del rigido piano osseo tibiale.

A questo punto entrano in gioco i muscoli della coscia con il compito di drenare il sangue venoso dalla gamba verso l’addome. In questa funzione i ruoli più importanti sono quelli del muscolo vasto mediale e del diaframma respiratorio, che richiama il sangue verso l’alto con la sua azione a pompa.

Come prevenire le gambe pesanti?

La circolazione venosa degli arti inferiori può dunque essere compromessa oltre che da patologie sistemiche che aggrediscono le vene anche da alterazioni della deambulazione o da deficit anatomo-funzionali di carattere ortopedico.

Per questo è importante mantenere il proprio peso ideale, fare attività fisica, camminare scalzi e, nel caso in cui per motivi lavorativi si stia tante ore in piedi o fermi, indossare delle buone calze compressive che sostengano il ritorno venoso riducendo il ristagno venoso e quindi anche la sensazione di pesantezza.